…hanno
detto di
FRANCESCO,
di terra e di vento
Ciò che sembra interessante è che il testo non cerca
contrapposizioni polemiche verso il “mondo”. C’è piuttosto comprensione. Ciò
raggiunge due scopi: instaura una relazione con lo spettatore di oggi, che è
nella stessa posizione degli assisiati di otto secoli fa; mette l’accento sulla
dimensione umana, sia del santo sia di chi lo circondava.
(Pier Giorgio Nosari, L’Eco di Bergamo, 8 maggio 2000)
Il testo teatrale è giocato sull'abilità dei
tre protagonisti, a volte narratori, a volte spettatori e testimoni, a volte
pura incarnazione del santo, di alternarsi e proporsi in veste cangiante sulla
scena.
Una
scenografia essenziale, giocata sul colore caldo e dorato delle foglie secche
cosparse sul terreno e esaltata da una luce discreta che abbraccia la gestualità
dei personaggi fa da cornice al rincorrersi del racconto, della riflessione e
della ricostruzione di ricordi e avvenimenti.
(La nostra Domenica, 23 aprile 2000)
Tra un fruscio e uno sfarfallio di foglie secche echeggia sul
palco il salmodiare del “Cantico delle Creature”, mentre sciabolate di luce
cadenzano il crescendo della recitazione. Poi tutto si smorza nel buio e nel
silenzio. Gli spettatori rimangono ancora per qualche istante assorti, poi lo
scrosciare di un applauso caloroso.
(Luigi Furia, Araberara, giugno 2000)
La vita di Francesco è restituita al pubblico attraverso il ritmo
veloce di ironici e vivaci scambi di battute che si alternano a monologhi lenti
e misurati, che lasciano il tempo allo spettatore di farli propri nella loro
essenzialità.
(rivista
San
Francesco, giugno 2000)
In mezzo a tanto teatro hi-tech con sforzi di ricerca di
linguaggio e di visioni forzate ed effetti speciali mi ha colpito molto la
semplicità e la conseguente efficacia di questo lavoro (…) che è anche ingenuo e
artigianale ma lascia un segno, un diverso, visto con gli occhi degli altri e
raccontato dagli altri…
(Cinzia Suardi, Teatranti Autonomi Erranti)
Profonde le scene in cui ogni attore rimane il “solo in scena”,
per vivere ogni momento “forte” della vita di Francesco. E’ la luce che riempie
la scena ed illumina le impeccabili interpretazioni caratterizzandole di
sacralità. Il fruscio delle foglie secche sembra dare voce all’umida “madre
terra”, quella terra dono del Signore, sulla quale Francesco amava abbandonarsi
per contemplare il creato. (…) Una luce a volte dai toni caldi, da “frate sole”,
che accompagna le scene corali mentre altre volte è la luce penetrante dello
spirito che cala su Francesco, quando nessuno, se non Dio solo, riesce a
comprender il suo “cambiamento”, la sua conversione.
(Tania Torregiani,
su
Frate
Francesco, maggio 2002)
In questo raccontare molto è lasciato alla leggerezza dell’ironia,
del divertimento, ai toni lievi e scanzonati che si usano tra giovani amici (i
primi francescani); ed è, forse, proprio questo tono divertito ma delicato che
avvicina Francesco al pubblico, lo rende uomo.
(Danilo Ruocco, Giornale di Bergamo, 21/05/2002)
Francesco di terra e di vento, Francesco radicato con forza alla sua umanità, eppure tanto lieve da poter essere sollevato da un soffio d’aria, come una foglia leggera. Francesco fragile come una foglia secca. Francesco forte. Più forte della guerra contro Perugia, forte come una quercia dalla quale le foglie a terra sono cadute per tornare nell’abbraccio materno della natura. Francesco alla ricerca di un senso per sé, nell’immensità del creato di cui quelle foglie secche sono memoria reale e senso palpabile nel loro essere ossimoro dello scorrere della vita. Nelle foglie il cuore e l’anima dello spettacolo.
(Maria Grazia Panigada nella Prefazione alla pubblicazione del testo)
Sul palco un tappeto di foglie color oro e nient’altro. Il santo,
che dedicò tutta la sua vita alla povertà più totale, viene rievocato così, fin
dal primo impatto, con l’essenza della natura, quella natura che fu per lui
compagna di gioia e di dolci sofferenze. Per il resto il nero delle pareti su
cui disegnare la vita di Francesco. Non una ricostruzione agiografica, ma una
tessitura degli avvenimenti personali, intimi e toccanti, e degli episodi
dell’ordine dei francescani, narrati con spirito ora commosso ora giocoso,
allegro, ironico. Qui la forza dello spettacolo. La scelta di una prospettiva
che fonde visioni in prima persona e vissuti di altri, di coloro che “uomini tra
gli uomini” incontrarono Francesco e la sua santità. Il tutto in chiave genuina
e profonda. Una semplicità che può disarmare ma che riesce ad andare dritta
dritta al cuore.
(Il Corriere di Romagna, 15/07/2002)