Polvere, oro e gangherù

tratto da Un bergamasco chiamato Charlie di Luigi Furia e Tom Austen

 

con Andrea Cereda, Emilio Martinelli, Massimiliano Zanellati

 

scene di Sara Marelli

 

foto di scena di Claudio Filisetti

 

scritto e diretto da Umberto Zanoletti  

 

 


Martedì 19 marzo 1907: a Bonnievale, Australia Occidentale, piove come mai era successo prima in quel periodo.

 

La miniera d’oro Westralia, verso sera, comincia ad essere invasa dalla pioggia e alcuni livelli, quelli oltre i 200 metri di profondità, vengono allagati. I 160 minatori che stanno lavorando riescono a fuggire: tutti tranne uno. E’ Modesto Varischetti, Charlie per gli amici australiani, minatore bergamasco che da qualche tempo ha lasciato Gorno, il suo paese, in cerca di fortuna.

Mentre Charlie cerca di sopravvivere sfruttando la sacca d’aria formatasi nella rimonta dove si trovava a lavorare, tre suoi compaesani arrivano in Australia: Adolfo, Angelo e Martino. Non hanno nemmeno il tempo di ambientarsi in terra australiana, che i tre si trovano ad essere testimoni dell’improvvisa notorietà del loro sfortunato amico e dei disperati tentativi di salvargli la vita…

 

La storia di Charlie, quindi, ma anche di Adolfo, Angelo e Martino e di tutti quelli che dovettero emigrare, abbandonare le loro case, perché il lavoro “c’è dove c’è”. E per i minatori di Gorno le miniere d’oro della terra dei gangherù erano la destinazione più logica.

Tra tutti quelli che hanno inseguito la fortuna in Australia, pochi sono riusciti a tornare con le tasche sporche d’oro; i più hanno racimolato qualche soldo da mandare a casa; altri hanno lavorato tutta una vita per un pugno di polvere, che spesso si è infilata anche nei loro polmoni; altri ancora sono scomparsi nel deserto australiano.  

 

              

 

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