La vicenda
Dopo aver
sorvolato il Polo Nord senza riuscire ad atterrare per via
delle avverse condizioni atmosferiche, nella mattinata del
25 maggio 1928 il dirigibile Italia, al comando di Umberto
Nobile, andò fuori rotta a causa dei venti molto forti e
precipitò sul pack. A bordo c'era un equipaggio di 16
persone, 7 delle quali scomparvero e morirono
nell'impatto. Per ben 48 giorni i 9 superstiti trovarono
rifugio e salvezza all'interno di una tenda rossa che poi
divenne il simbolo della tragedia. Un gruppo di alpini
sciatori era stato aggregato alle squadre che avrebbero
dovuto assistere Nobile nella sua impresa. Loro capitano
era Gennaro Sora.
Malsopportando
le direttive di una inerte diplomazia italiana che lo
bloccava nella Baia del Re, la mattina del 18 giugno,
senza alcuna autorizzazione, Gennaro Sora partì con una
slitta carica di viveri da portare ai naufraghi del
dirigibile. Con lui un conducente di cani olandese e un
ingegnere danese esperto del pack, il quale, poco dopo,
rinunciò perché non reggeva il ritmo dell'alpino italiano.
Sfidando le insidie di una banchisa che si sgretolava
sotto i suoi piedi, dopo 400 Km raggiunse stremato l'isola
di Foyn, dove gli era stato detto che doveva trovarsi la
tenda dei superstiti. Non sapeva ancora che erano stati
nel frattempo salvati. Lo scoprì il 12 luglio quando un
idrovolante prese a bordo lui e il suo compagno.
Lo spettacolo
L’appassionante avventura di Gennaro Sora viene raccontata
da due attori: narratori, personaggi, storici,
giornalisti, semplici testimoni con l’obiettivo di
ricostruire le tappe più importanti della vicenda. Attraverso un
linguaggio realistico, che spesso si colora di espressioni
dialettali o tipiche degli idiomi dei protagonisti, in
scena rivivono alcuni momenti della sciagura del dirigibile
Italia, per poi arrivare a focalizzare la narrazione
sull’ultimo tentativo di ricerca dei sopravvissuti da
parte del capitano Gennaro Sora.
Una grandiosa
epopea di coraggio e di volontà, di abnegazione e senso
del dovere, ma soprattutto l’impari sfida di Gennaro Sora
con se stesso e con quell’infinito deserto di ghiaccio,
che si trova oltre l’80° parallelo.