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Un uomo e una donna, una sera
qualsiasi della fresca primavera palestinese.
Aspettano un amico con il quale hanno condiviso l’infanzia, tanti
giochi, mille parole.
L’incontro però è turbato dai fantasmi di una tragedia vicina, annunciata
dalle voci insistenti e confuse della gente.
Poche ore e la profezia si avvera: la morte di Iesi porta via i giorni più
belli di un passato felice e getta la coppia in un fiume in piena, le cui acque
dirompenti dilavano gli argini delle loro povere anime. Li fa smarrire l’uno
all’altro; niente cui appigliarsi, neppure il loro reciproco amore, nemmeno il
ricordo di emozioni comuni.
Devono trovarsi, ritrovarsi.
Si mettono in viaggio tra centomila sentieri di polvere, sole e parole, con
l’illusione di scalare la montagna che opprime il loro cuore inquieto.
L’incontro con uno straniero li risveglia dal torpore, dissolve la loro
angoscia.
Le sue parole sono buone, luminose, e i suoi gesti, come una detonazione
improvvisa: gli occhi si aprono, il loro cuore conosce un calore nuovo.
Dentro di loro si riaccende la speranza.
Finalmente l’Epifania. |